Woodstock 50, è finita?

fonte articolo e foto – rockol.it – redazione musica.

A meno di un mese dal primo dei tre giorni del festival, negati per la quarta volta i permessi agli organizzatori per lo spazio di Vernon Downs: ormai le possibilità di recuperare la tre giorni sono pressoché nulle.

A meno di trenta giorni dal 16 agosto, giorno teoricamente indicato come primo dei tre di Woodstock 50, la riedizione celebrativa per il cinquantennale dei tre giorni di pace, amore e musica organizzata dal promoter originale Michael Lang, le autorità di Vernon Downs – la venue che avrebbe dovuto ospitare il festival dopo lo sfratto dal tracciato di Watkins Glen, spazio indicato da Lang dopo il rifiuto, da parte dei gestori del palco di Bethel Woods, di concedere all’impresario l’area “storica” – hanno negato per la quarta volta in due settimane i permessi di occupazione di suolo pubblico.

Causa dell’ennesimo rifiuto sono i piani di sicurezza presentati dalla società di live promoting di Lang, definiti senza mezzi termini da responsabili del comune “inutili”: a suscitare le maggiori perplessità presso la commissione tecnica alla quale sono stati sottoposti i documenti sarebbe stata una “clausola di riservatezza” che, di fatto, avrebbe invalidato completamente l’intero programma.

“I piani di sicurezza presentati per Woodstock 50 non offrono alcuna garanzia sull’accuratezza o completezza delle informazioni contenute”, ha spiegato al Poughkeepsie Journal Reay Walker, responsabile incaricato dalla municipalità di Vernon Downs di seguire la procedura: “Questa mancata assunzione di responsabilità rende inutile il piano. Lo scopo di un piano di sicurezza pubblica, specie se presentato agli uffici comunali competenti, è di fare una dichiarazione all’autorità che certifichi la bontà e l’accuratezza dello stesso”.

A poco più di tre settimane dall’evento, infatti, Lang e i suoi non avevano ancora chiarito all’autorità comunale in che modo sarebbe stato costruito il recinto perimetrale in grado di contenere i 65mila spettatori previsti per le singole giornate dell’evento, né in che modo la cittadina avrebbe potuto “assorbire”, dal punto di vista dell’accoglienza, il pubblico del festival, che chiudendo i battenti alle 23 e in mancanza di un’area di campeggio all’interno della venue avrebbe scaricato sulla cittadina l’onere dell’ospitalità dei fan.

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