Jason Isbell è il miglior cantautore rock in circolazione

fonte articolo e foto – rockol.it – redazione musica gianni sibilla.

Esce “Reunions”, un album-capolavoro di un artista che continua a crescere.

Jason Isbell è il miglior cantautore rock in circolazione in questo momento e “Reunions” è il suo disco più ambizioso. Nella recensione di “The Nashville Sound”, uscito tre anni fa scrivevo “uno dei”, ma oggi non ho molti  dubbi. In giro ci sono molti singer-songwriter bravi: qualcuno ha qualche anno in più di Isbell e porta avanti diginitosamente eredità importanti, ma ha da tempo passato il climax della sua carriera. C’è qualche giovane in circolazione, ma non a questo livello di maturità compositiva. Isbell ha 41 anni e mi viene in mente un solo altro nome questi paragonabile per scrittura e intensita, ma molto diverso per provenienza e suono, ed è Glen Hansard.

Isbell è cresciuto nel sud degli Stati Uniti, ma ha poco a che vedere con il southern rock. È stato più legato al country, ma da qualche tempo si è ormai smarcato dalle su origini, anche se vive e lavora a Nashville. La sua musica è classic rock, nel senso del genere musicale: continuna la tradizione di Tom Petty, di Springsteen.  Ed  è “classic rock” nel senso che, dal 2013 in poi, ha prodotto degli “instant classic”: “Reunions” è forse la sua opera migliore per le canzoni e per il suono. Negli ultimi anni la sua credibilità è cresciuta esponenzialmente: i colleghi (a partire da David Crosby, presente nell’album) lo portano in palmo di mano. È stato chiamato a lavorare alla colonna sonora di “A star is born” (e la sua canzone “Maybe it’s time” è stata poi riletta dal vivo da Eddie Vedder).

Non lo abbiamo mai visto live – in Italia non ha mai suonato, poco in Europa – ma a leggere i report e ad ascoltare l’album dal vivo uscito tra il disco precedente – registrato al leggendario Teatro Ryman di Nashville – e questo anche lì non scherza. Merito anche dei 400 Unit, la sua band, che ha la potenza di fuoco degli Heartbreakers e in Sadler Vaden un grande chitarrista (e un ottimo cantautore di suo: cercate il recente “Anybody Out There?).

La prima cosa che si nota  in “Reunions” è proprio il suono della band: l’iniziale “What’ve I done to help” un brano di 7 minuti di rock chitarristico complesso e semplice allo stesso tempo, e la magia si ripete in “Overseas” e soprattutto in “Be afraid”, con quella 12 corde elettrica in apertura: sembra uscita dal repertorio del miglior Tom Petty.
“It gets easier” parte come “Man on the moon” e prosegue come una perfetta canzone dei R.E.M.. Il collegamento c’è eccome: Isbell ha militato per lungo tempo nei Drive-By Truckers, storica band di Athens: furono anni di dipendenze da alcol e difficoltà e il ritornello di “It gets easier, but it never get easy” e il sogno iniziale (“Last i dremed that I’d been drinking”) fanno riferimento a quel periodo e alla continua lotta con l’alcolisimo.

Ma la capacità di Isbell è quella di scrivere storie tanto specifiche quanto universali: è un narratore nato, e il consiglio come non mai è quello di ascoltare queste canzoni leggendo i testi – che spiccano ancora di più nei momenti più delicati, e non sono pochi anche in album dal suono così complesso.

Il disco di classic rock dell’anno? Sempre se Bruce non si decide a tirar fuori un capolavoro con la E Street Band…

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